l’immaginario e la cacca
vedo un film stracciacuore, poi esco sotto la pioggia, senza ombrello, con fausto_the_dog, in lacrime (io, non fausto. oddio, un po’ anche lui ma solo perché gli scappava tantissimo la pipì).
per buona parte della passeggiata mi sento come juliettebinoche in una di quelle pellicole lì da juliettebinoche in cui lei è molto triste molto figa molto algida molto francese.
poi però intervengono a rovinare l'atmosfera:
* una promessa di cervicalgia per domani
* gli occhi da panda causa rimmel che cola
* il cigolio degli stivali di gomma
* i sacchetti per le deiezioni canine
* e infine, non ultima, la nube tossica di curry che esce dal take away indiano sottocasa e avvolge tutto l’isolato.
davanti al portone, mentre raccolgo la cacca del mio cane (ancorché in lacrime ho uno spiccato senso civico) e saluto il fruttivendolo cingalese che chiude bottega (ancorché in lacrime ci tengo ai rapporti di buon vicinato), prendo atto definitivamente di non essere juliettebinoche.
rientro, do un biscotto al quadrupede, controllo la bipede che dorme serafica e me ne vado a letto dicendomi che è meglio così.


