hold on, i’m coming
tredici ore passate fuori casa (a inseguire gente che canta per poi schiaffarla su una timeline) e non ho ancora deciso se ha più tenuta la vescica di fausto_the_dog o il mio senso di colpa nei suoi confronti.
hold on, i’m coming
tredici ore passate fuori casa (a inseguire gente che canta per poi schiaffarla su una timeline) e non ho ancora deciso se ha più tenuta la vescica di fausto_the_dog o il mio senso di colpa nei suoi confronti.
mica è obbligatorio
scrivere qua, voglio dire. soprattutto perché si fa fatica: tocca articolare pensieri, ripescare ricordi, ordire trame, fare collegamenti. e poi censurare il tutto. due palle, insomma. quindi chi me lo fare, mi chiedo. non si sa. ma evidentemente se continuo a girare intorno a questo posto un motivo ci deve pur essere.
quindi stasera (“giusto stasera perché ne ho voglia,” dice lei, “non che poi per forza devo farlo altre volte.”
e il super-io risponde: “ma certo, fai quello che ti senti, cara. lo sai che sono per l’autodeterminazione dell’individuo.” poi ride di nascosto, il bastardo) stasera, dicevo, scrivo.
negli ultimi nove mesi nina e io avremmo potuto fare molte cose, ché nove mesi sono tanti, tipo che io avrei addirittura avuto il tempo di sfornare una nina bis (no, non è successo. peccato perché come coup de théâtre non sarebbe stato male).
invece non abbiamo fatto niente se non: lei crescere assurdamente, io giocare a briscola con i soliti amici (es e super-io, sempre loro. a forza di sconfitte e rivincite ‘sto torneo non finirà mai), lei e io insieme scialarci con vacanze lunghissime, dettate un po’ dalle tempistiche malate del mio lavoro un po’ dalla vocazione alla cazzoneria che mi contraddistingue.
e poi (si assegnino i lei, gli io e gli insieme a intuito o a piacere):
* imparare ad andare in bicicletta
* fidanzarsi
* imparare a nuotare
* tagliarsi i capelli
* decidere che non era ancora il caso di fidanzarsi
* sfoggiare denti nuovi di zecca
* leggere molti libri
* scrivere in corsivo
* misurarsi vestiti assurdi
* comprarli anche
* dormire su navi aerei e treni
* pascolare il cane fausto in luoghi e orari anomali
* avere paura del buio, ma poca
* dormire in tenda, però in casa
* indulgere con se stesse
* andare alle feste
* ballare il tango
* parlare lingue insolite
* bere molti aperitivi con le amiche
* fare i biscotti e le crostate
* dire addio qua e là
* mangiare molte noccioline
* innamorarsi di una casa nuova al di fuori della propria portata
* fare spazio nella casa vecchia per cose nuove di cui innamorarsi
* fare i compiti delle vacanze
* impuntarsi
* flirtare
* essere tristi
* essere felici
* voler capire benebenebene come si fanno i bambini
* dare risposte precise a domande precise
* eccetera eccetera eccetera (et voilà la censura di cui parlavo prima).
(“be', ripensandoci” dice lei, “non è che in questi nove mesi non abbiamo fatto niente.”
“stavo proprio pensando la stessa cosa” risponde il super-io.
“e il bello” continua lei, ingenua come una capretta di heidi, “è che molte delle voci che ho scritto qui sopra tenderanno a ripetersi in futuro, e che per ognuna potrei raccontare parecchie cose…”
e il super-io, mellifluo: “potresti, certo. anzi, secondo me dovresti proprio.”)
ecco. comunque lo sapevo come andava a finire.
sarà almeno la terza volta che mi succede: butto giù due cazzate e ci ricasco.
insomma, mi sa che ricomincerò a passare da queste parti.
a scrivere, intendo.
non per me o per chi legge, sia chiaro.
per il super-io, che altrimenti mi fa un culo così.