27/12/2007

cristologia for beginners
(syncretic nina #2)

 

NINA – mamma, ho capito una cosa: gesù in realtà è hercules.

IO – hercules?

NINA – sì, quello del [film].

IO – io non credo, sai. hercules era uno molto forte, invece gesù no. era più bravo tipo a parlare, a fare delle specie di magie...

NINA – no, no, te lo dico io: sono la stessa persona.

IO – però scusa, nel film lo chiamano hercules, mica gesù.

NINA – eh, ma è perché non lo conoscevano bene.

 

(poco dopo)

NINA – mamma, chi è madreperla?

IO – madreperla?

NINA – sì. chi è?

IO – non è una persona, è un materiale. hai presente l’interno delle conchiglie? ecco, quella è la madreperla. si usa per fare i bottoni, o dei gioielli.

NINA – no, mamma, guarda che è una persona.

IO – ah, ma allora lo sai. e chi sarebbe?

NINA – la mamma di gesù: madreperla e padre dio!

IO - ...

 

ora. io non so da dove arrivino queste informazioni a mia figlia. ma ho capito che o mi metto lì e le faccio un po’ di chiarezza oppure la faccio smettere di frequentare la sua amica g. che va all’oratorio (immagino a eurodisney, a questo punto).

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11/12/2007

milonga vieja milonga

 

arrivo in milonga alle undici, rigorosamente da sola.

conquisto un tavolino a bordo pista, elimino gli stivali da motociclista, metto il tacco d’ordinanza e mi guardo intorno.
le solite facce, ovvero nessuno che posso dire di conoscere.

 

inciso: c’è chi frequenta le milonghe e socializza con tutti. io a chi mi invita a ballare dico a malapena come mi chiamo e tendenzialmente non socializzo con nessuno con cui non abbia già socializzato in un remoto passato pre-tanghistico.

inciso dell’inciso: l’unica volta che ho socializzato ho fatto un gran casino quindi la mia linea adesso è io_ballo_e_basta.

 

il bello delle milonghe milanesi è che nessuno ti caga.

il brutto delle milonghe milanesi è che nessuno ti caga.

se manchi dal giro da circa tre mesi il bello e il brutto vanno elevati alla decima potenza.

quindi: nessuno mi caga.

quindi: vado al bancone e ordino il mio cocktail preferito del momento (che poi è come il cuba libre, però con il martini rosso al posto del ron, ché dopo tre mesi di centroamerica il ron che c’è in italia non si può bere. mica per una questione di sapore: per principio. e ovviamente per tirarsela).

 

ritorno al tavolino, bevo e studio la situazione, che vuol dire:

a) guardare le scarpe di tutte le donne in pista;

b) guardare le mises di tutte le donne in pista;

c) valutare il livello medio delle coppie che ballano;

d) comparare il livello medio delle coppie che ballano al mio;

e) stilare una classifica dei ballerini da cui mi piacerebbe essere invitata.


giungo alla conclusione che:

a) durante la mia trasferta hondureña è scattata la moda della scarpa d’argento;

b) nessuna delle presenti potrebbe permettersi di sfoggiare i leggings, che pure sfoggia;

c) il livello non è preoccupante;

d) se mi fermo al primo coca&martini posso fare la mia figura;

e) gli unici ballerini da cui vorrei essere invitata hanno superato i 60.


e così mi metto lì buona, sistemo il vestitino di seta grigioviola sulle ginocchia abbronzate (ancorché prive di leggings), assumo alcol con la cannuccia e aspetto un invito.

 

il bello delle milonghe milanesi è che sono un spaccato piuttosto rappresentativo della realtà cittadina.

il brutto delle milonghe milanesi è che sono un spaccato piuttosto rappresentativo della realtà cittadina.

quindi: quelli tra i trenta e i quaranta – indipendentemente dal loro livello come ballerini – ti lanciano occhiate assassine a distanza di sicurezza ma poi non ti invitano. mentre: quelli tra i sessanta e i settanta ti si avvicinano compìti, ti invitano con un sobrio cenno del capo, ti fanno ballare da dio e alla fine ringraziano pure.

 

inciso: ovviamente – nel tango come nella vita - ci sono le eccezioni, ma alla fine mica si può sempre relativizzare, no?

 

infatti va proprio così: ballo varie tande con vari signori di mezz’età che mi fanno sentire una ballerina più brava di quel che sono, incasso con nonchalance ringraziamenti e complimenti, finisco il mio cocktail e all’una e mezza stabilisco che la mia serata può dirsi conclusa.

 

tornando a casa penso che andare a ballare da sola mi piace parecchio.

aprendo la porta penso che da sempre ci sono un sacco di cose che mi piace fare da sola.

mentre mi sciolgo i capelli prima di andare a dormire penso che forse ultimamente sono anche un po’ troppe.

ma poi, mentre mi infilo sotto al piumino, penso che questo è uno dei casi in cui relativizzare va bene, per cui mi addormento serena.

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08/12/2007

syncretic nina

 

interno sera – cucina – nina e io mangiamo gli spaghetti. cioè, io li mangio lei li risucchia uno a uno.

NINA – mamma, oggi sono stata brava?

IO – certo che sei stata brava. a parte quando stamattina non ti volevi vestire e hai fatto tutte quelle scene...

NINA – eh, lo so. però tu lo sai che i vestiti mi danno fastidio.

IO – sì, però tu lo sai che non si può uscire in pigiama. soprattutto se si vuole andare a navigare sui navigli. hai sentito che freddo che faceva?

NINA – sì, faceva freddissimissimo. infatti avevi ragione tu.(ruffiana) tu sai sempre tutto, mamma. ti voglio tanto tanto bene, sei la mamma più brava del mondo.

IO (sciogliendomi nonostante la ruffianeria) – anch’io ti voglio tanto bene, topina.

NINA – però dopo sono stata brava, vero?

IO – certo. e poi a volte anch’io non ho voglia di vestirmi. ma perché me lo chiedi?

NINA – niente, così. (pausa) mamma?

IO – sì?

NINA – ma tu lo sai che quando muori se sei stata cattiva vai all’inferno?

io deglutisco e penso: ci siamo. prima o poi doveva succedere. è arrivato il momento di spiegarle quella faccenda lì della religione. cacchio. e ora che cosa le racconto?

IO (prendendo tempo) – all’inferno?

NINA (con aria saputa) – sìssì, all’inferno.

IO (bevendo un sorso di marzemino) - e chi te l’ha detto?

NINA – la mamma di g. (amichetta del cuore dell’asilo, ndr).

IO (pensando che vorrei strozzare la mamma di g., g. medesima e tutta la loro discendenza) – ah. e come fa a saperlo, la mamma di g.?

NINA – bho. però lei dice che è così. se sei stata cattiva vai all’inferno, se sei stata buona vai in paradiso.

IO – ho capito. be’, sai, le persone credono a tante cose diverse. c’è chi crede che quando si muore si va all’inferno o in paradiso, chi crede che sparisci e basta, chi crede che torni a far parte della natura. io per esempio non ci credo, a questa storia dell’inferno.

NINA – io invece sì.

IO – senti, ma come sarebbe questo inferno?

NINA – eh... è un posto molto brutto tutto pieno fiamme che ti bruciano. e poi... (con fare cospiratorio) ci abitano i diavoli!

IO – oh mamma mia. e chi sono?

NINA (convinta) – degli amici dei vampiri. e anche delle streghe.

IO – brutta gente, quindi.

NINA – sì. infatti è molto meglio andare in paradiso, dove invece ci sono le fatine e i minipony con le ali. solo che per andare in paradiso devi avere un biglietto.

IO – un biglietto?

NINA – sì, tipo quello della metropolitana, se no non ti fanno entrare. si chiama biglietto della bontà e lo vinci se sei stato bravo.

IO – ho capito. anche questo te l’ha detto la mamma di g.?

NINA – ma nooo! queste sono cose che so io! comunque se vai in paradiso e non hai il biglietto le fatine ti mandano giù dai diavoli con un ascensore, tipo quello dell’aereo delle polly pocket.

IO – e poi?

NINA – e poi niente, stai lì e ti bruciacchi tutto insieme ai diavoli, ai vampiri e alle streghe.

IO – non sembra molto divertente.

NINA – no, infatti.

IO – comunque secondo me l’inferno non esiste.

NINA – bho. secondo me sì. però non mi interessa, tanto io sono brava e vado in paradiso.

IO – sono d’accordo. adesso finisci la pasta.

nina ricomincia ad aspirare spaghetti, io mi verso un altro po’ di marzemino e tiro il fiato: forse posso rimandare le questioni a sfondo religioso ancora per un po’.

NINA – mamma?

IO – cosa, topina?

NINA – non mi ricordo più una cosa.

IO – che cosa?

NINA – chi era cristo?

come non detto: stavolta ci siamo davvero.

IO (ingollo il marzemino, mi faccio coraggio e parto) – allora. cristo è un signore che è vissuto un sacco di tempo fa. ma tanto tanto tanto...

NINA – ed è nato a genova.

IO (spiazzata) – a genova?

NINA – sissì, me l’ha detto la nonna.

IO (sempre più spiazzata) – la nonna?

NINA – certo! la casa di cristo è vicina all’acquario.

io annaspo. intanto provo a immaginarmi mia madre che racconta a nina una sua personale versione apocrifa del vangelo in cui la grotta di betlemme è situata sotto alla sopraelevata e al posto del bue e l’asinello ci sono un delfino e una foca.

NINA (incalzante) – ma come, mamma, non lo sai?

IO – ecco, veramente... no, non lo sapevo.

nina scuote la testa, poi agguanta una fetta di salame e mi guarda con riprovazione.

NINA – va be’, fa lo stesso. tanto adesso mi sono ricordata chi era.

IO – ah, bene. e chi era?

NINA – quello che ha scoperto l’america, no? cristo colombo! (pausa) certo mamma che tu sai tutte le cose del freddo e dei vestiti, ma della storia mica tanto, eh...

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04/12/2007

my real relationship problem from now to ever

 

le mie amiche singole si vogliono fidanzare con un uomo affidabile, presente e progettuale. come dire la versione quarantenne e consapevole del principe azzurro.

io non mi voglio fidanzare.

io voglio [hank moody].

 

(seguiranno approfondimenti e psicoanalisi di tahiti al riguardo. don’t miss it, keep in touch)

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02/12/2007

fast forward 

 

25/26 nov.

sono a una festa. ho un vestito nero a balze, delle scarpe rosse anni trenta, una collana di fiori finti al collo e bevo martini.

sono sulla terrazza all’alba e faccio foto alla [luna] piena.

sono sul [torpedone] dei peanuts diretta al porto di la ceiba.

sono a roatan, mangio un gelato al mango sul bordo di una piscina in attesa dell'ora x.

sono su un aereo. dormo. mi sveglio.

sono a varadero e fumo un sacco di sigarette. vengo abbordata da uno che sostiene di avermi già incontrata in un centro sociale. quando mi chiede di lasciargli il numero di telefono io gli dico che mi sono venduta al capitalismo. quindi compro un [cappellino] che pago in euro.

sono di nuovo su un aereo. dormo. mi sveglio. rimugino un sacco di cose, alcune giuste altre sbagliate. dormo.

sono in italia.

ho una valigia enorme al seguito. le spalle bruciate dall’aliscafo e dalla piscina. un cappellino cubano nella tasca dei pantaloni. voglia di fumare.

poi le porte scorrevoli si aprono, vedo nina, qualcosa dentro di me si calma e penso che – qualunque cosa succeda – va tutto bene. 

 

27/29 nov.

casa mia mi sembra bellissima.

appendo lucine bianche in [corridoio] e sulla libreria.

archivio vestiti estivi, tiro fuori vestiti invernali.

gioco alla [fattoria].

faccio la spesa on line.

mi addormento a tavola mentre parlo con nina e lei mi sveglia ridendo.

di notte stendo il bucato, faccio il bagno, leggo il giornale.

prendo tempo, non rispondo alle telefonate.

vado all’asilo. cucino per un’amica.

compio trentanove anni e non mi pesa più di tanto.

fuori c’è il sole, non fa neanche troppo freddo.

 

30 nov/2 dec.

torno a ballare il tango.

faccio un disastro e mi sento in colpa come non mi succedeva da tempo.

mangio sashimi con nina.

inizio a rispondere alle telefonate, però con calma.

leggo un libro nuovo, ascolto [musica] [diversa].

guardo con nina un film pieno di [cavalli], mi addormento con lei sul lettino.

bevo china martini mentre vedo la puntata pilota di una [serie] che hanno già visto tutti

scrivo su outlook: domenica – ore 16 – teatro – arianna la renna.

mi accendo l’ennesima [belmont] azul, ché ne ho contrabbandate quattro stecche in italia.

mi guardo allo specchio e, per una volta, decido di assolvermi.

postato da: mem alle ore 01:01 | Permalink | commenti (3)
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