21/09/2007

sleepless in honduras

 

dieci giorni fa

la sera prima della partenza, affranta dalla partenza medesima e dalla preparazione dei bagagli (ovviamente terminati a botte di super io) opto per l’ultimo giro in milonga della stagione autunnale. dimentica di tutte le mie tristezze ballo fino alle due, vado a letto alle tre, la sveglia suona alle sei, alle otto sono su un taxi che mi deporta a malpensa. quindi il viaggio, annebbiato da un unico prepotente desiderio: fumare.

atterro a roatan in perfetto orario, mi fiondo fuori e intacco una delle sacre stecche di camel lights che ho contrabbandato dall’europa (in honduras non si trovano). accendo, mi viene la nausea, mi gira la testa, mi siedo sul marciapiede e penso che

a) fumare fa malissimo

b) fumare è bellissimo.

poi risalgo su un aereo, questa volta giocattolo, che venti minuti dopo mi deposita sulla costa hondureña per i prossimi sessanta e passa giorni della mia vita.

sono le undici di sera, ora locale. per me che sono ancora settata sul fuso di greenwich vuol dire le cinque di mattina. mi fiondo in quella che sarà la mia casa per i prossimi sessanta e passa giorni della mia vita (lo so, l’ho già detto ma mi piace ribadirlo) con l’idea di mummificarmi nelle lenzuola per almeno dieci ore.

invece no: mi scatta il bioritmo diurno. o forse sono pazza, non saprei. fatto sta che disfo la valigia, sposto mobili e mi appunto mentalmente la serie di migliorie estetiche cha voglio apportare al più presto all’habitacion 408.

infine, cado come corpo morto cade in un sonno tipo morte, però brevissimo: alle cinque del mattino, sempre ora locale, mi aggiro per i vialetti del palma real come un’anima in pena.

sono sveglissima, ho una fame che mollami e mi sento sola come un animale in via d’estinzione.

in sintesi: sono definitivamente in honduras.

 

oggi

credo di aver capito che la mia insonnia abituale - quella che ho anche a milano e con la quale intrattengo da anni un rapporto di odioamore - e il jet lag si piacciono. anzi, mi sa proprio che si sono fidanzati. stanno insieme, si fanno le coccole, si danno appuntamento negli orari più disparati. sospetto che facciano anche sesso, per fortuna in silenzio.

non essendo io una ragazza gelosa sono anche contenta per loro, tuttavia le mie giornate sono lunghissime e le mie notti altrettanto.

per ingannare il tempo leggo, ascolto amy winehouse e macy gray (solo le canzoni tristi perché mi piace straziarmi) e nottetempo vedo un sacco di film fumando belmont azul (le camel lights sono finite da un pezzo), sorseggiando flor de caña (il ron locale) e sentendomi un po’ la donna del narcotrafficante.

insomma, me la cavo anche. se non fosse che alla decima notte consecutiva in cui dormo quattro ore la mia faccia inizia a dare segni di cedimento strutturale. nell’immane overweight del mio bagaglio era incluso un numero consistente di tubi, flaconi e barattoli di creme miracolose con le quali cerco di arginare il disastro, ma non so per quanto.

quindi sto accarezzando l’idea di sperimentare la chirurgia plastica hondureña. oppure di procurarmi siringhe, collagene e botox e passare qualche ora divertente a rimodellare la mia faccia tipo pongo.

comunque il lavoro è iniziato.

e si sa che lavorare stanca.

e che da stanchi si dorme.

almeno, gli altri lo fanno.

a me toccherà continuare a provarci.

postato da: mem alle ore 02:28 | Permalink | commenti (14)
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09/09/2007

cose da fare 17 ore prima di andare in honduras per due mesi

 

17 ore prima di andare in honduras per due mesi si finisce di riempire una valigia da emigrante con tutti i vestitini, le gonnelle, le canottiere e le scarpefighe™ - comprese un paio da tango perché non si sa mai - che si riescono a stivare. sforando l’overweight di 23 chili, e chissenefrega.

(sì, poi ci sono anche i libri, certo. ma a parte che quelli li porto nel bagaglio a mano - sforando l’overweight di 5 chili, ovvio - diciamoci la verità: l’importante sono i vestiti. perché già a un certo punto, dopo l’entusiasmo iniziale, mi deprimerò a stare tutto il tempo insieme alla stessa gente. già il reality dilagherà in ogni anfratto della mia vita per i prossimi 60 giorni. già soffrirò per motivi che vi dico dopo. insomma, se pure mi devo vedere addosso le solite quattro cose mi ammazzo.)

17 ore prima di andare in honduras per due mesi si lotta con una password dimenticata. la password del portatile di [quelloche], nello specifico, mai più usato dall’honduras dell’anno [scorso].

la lotta dura per ore e si svolge con la seguente modalità:

1) si provano tutte le password mai concepite dalla propria mente, anche se la password in questione è stata concepita dalla mente di quelloche;

2) si provano tutte le password concepite dalla mente di quelloche, uomo che tra le sue mille qualità ha quella della gentilezza d’animo (tant’è che mi presta il suo portatile) ma non quella della precisione;

3) si coopta il fratello web producer, che a sua volta coopta amici suoi che non so come (e non lo voglio sapere) gli rivelano come spianare la password in questione tramite una roba che non so (e che non voglio sapere) messa su un cd;

4) si rammenta improvvisamente che il lettore cd del portatile di quelloche non funziona più da un anno esatto (per quella faccenda di umidità honduregna a cui ho già accennato);

5) si ha una crisi di nervi e si ricomincia freneticamente a inserire password di ogni genere e grado.

al brainstorming nevrotico partecipiamo in tre: io, quelloche e mio fratello. e andiamo avanti un bel po’, intorcinandoci in associazioni di idee sempre più bizantine.

finché.

finché nina, che è arrampicata sul mio lettone concentratissima a ritagliare bigliettini e coriandoli di carta e a scribacchiare cose sue e poi a unire tutti i vari pezzi con lo scotch (e qui ditemi se già non rispecchia l’iconografia del piccolo genio), candida, non dice: beh, ma se l’anno scorso quel computer lì era in honduras allora la password è (e dice la parola magica).

e appena la dice a me torna subito in mente e urlo e la abbraccio e le do una quantità di baci, a quelloche non torna in mente subito perché è stordito (lo dico con affetto) ma qualcosa gli frulla per la testa e gli fa dire che sì, forse. mio fratello la digita rapido, poi si alza in piedi e fa partire la standing ovation. nina capisce fino a un certo punto il motivo dell’entusiasmo generale, però è contentissima e mi salta addosso e ride come una matta.

(questo non tanto per dire che nina è un genio. cioè, sì, è un genio ma mica in quel senso lì del cervello, mica perché ha scovato la password. nina è un genio perché è successo un sacco di volte che in un momento di crisi cosmica bastasse una sua parola o un suo gesto a cambiare tutto. nina è la fatina delle emozioni, insomma, e ha un potere che nessuna winx al mondo avrà mai: quello di rendermi felice. e qui arriviamo al punto. preparate i fazzoletti, perché)

17 ore prima di andare in honduras per due mesi si saluta nina che si trasferisce in pianta stabile a casa di papà quelloche. le si ripete che ci si vede presto, e in un certo senso è vero, perché a ottobre verrà a trovarmi per due settimane. e lei è tranquilla, è contenta di andare da papà, è contenta di raggiungere la mamma a un certo punto. solo che tra 17 ore tra me e lei ci sarà in mezzo l’oceano e adesso a me sembra definitivamente un pezzo di mare davvero troppo grande per poterlo sopportare.

17 ore prima di andare in honduras per due mesi, quindi, si chiude la porta, si va alla finestra e si sbircia dall’alto nina con il suo casco fucsia che sale sulla moto del papà tutta allegra chiacchierando di non si sa cosa.

poi, finalmente, dopo una settimana passata a far finta che fosse tutto sotto controllo, si piange.

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08/09/2007

cose da fare 48 ore prima di andare in honduras per due mesi

 

48 ore prima di andare in honduras per due mesi si può fare una scorta di medicinali buoni per tutte le evenienze. antibiotici, antiacidi, antisettici topici, antistaminici ma soprattutto antidolorifici, perché in honduras fuori c’è l’umidità tropicale mentre dentro (i. e.: dentro le sale di montaggio, dentro il mall di la ceiba, dentro gli ufficetti di cambio, dentro le lavanderie, dentro i ristoranti, insomma dentro ovunque) c’è l’aria condizionata polare e le due cose messe insieme procurano in breve tempo attacchi di cervicale paralizzanti.

48 ore prima di andare in honduras per due mesi, pertanto, si può andare alla farmacia sottocasa e scoprire che il proprio antidolorifico preferito non si può più comprare così, come ai bei tempi, perché pare faccia malissimo. allora si può provare a spiegare al farmacista che sì, si sapeva che quell’antidolorifico fa malissimo, e che tuttavia è fondamentale per la propria sopravvivenza e comunque se ne farà un uso parco e mirato. invano. quando il farmacista propone una confezione di arnica omeopatica, infine, si può scoppiare a ridere e uscire scuotendo la testa. una volta fuori si può anche dire a mezza voce “ma vaffanculo, tu e l’arnica”.

48 ore prima di andare in honduras per due mesi, poi, si può andare a fare una visita di controllo dalla dentista. e scoprire che quel dolorino sporadico al molare inferiore sinistro nasconde una bomba a orologeria sotto forma di pulpite all’ultimo stadio. pulpite che – la dentista garantisce – una volta in honduras si manifesterà senz’altro sotto forma di iradiddio. 48 ore prima di andare in honduras per due mesi, quindi, si può sentire la dentista fare il seguente annuncio: qui bisogna devitalizzare. e anche in fretta. cioè: subito.

inciso: la mia dentista è una signora sui sessanta e si chiama teresa. è argentina, ha solo pazienti latinoamericani ma per me fa un'eccezione perché ballo il tango, o almeno così mi piace pensare. la mia dentista è bravissima e io le voglio anche un po’ di bene perché sorride sempre e mi dice di stare tranquilla che tutto si risolve. ciò non toglie che oggi, alla quarta iniezione di anestetico – direttamente sul nervo perché le precedenti tre non avevano sortito effetto – ho avuto nei suoi confronti fantasie che quelle di patrick bateman al confronto erano pensieri da educanda.

 

qualche ora dopo, a devitalizzazione avvenuta, sguscio fuori dallo studio e mi immetto su corso buenos aires (una dentista argentina che devitalizza una tizia che balla il tango non può che avere lo studio in corso buenos aires). mi sento tapina e deforme come elephant man, solo che non ho il cappuccio. in compenso ho il rimmel colato perché tra un’anestesia e l’altra e una fantasia mortifera e l’altra ho pianto. scanso i passanti che – ne sono certa – mi guardano con un misto di compassione e ribrezzo, prendo la metropolitana, riemergo in superficie e striscio dentro alla farmacia sottocasa. mi abbatto sul bancone, guardo il farmacista con aria di sfida ed estraggo rabbiosamente una ricetta. il farmacista mi fissa negli occhi. io sostengo lo sguardo, scosto i capelli e gli indico la mia guancia sinistra. il farmacista annuisce e sparisce in magazzino. ritorna, mi guarda un'ultima volta. poi mi consegna una confezione gigante di aulin. pago. esco. ora posso partire tranquilla.


bonus track
: scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. (...) ma perché dovrei fare una cosa così? io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro, le ragioni? non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l’aulin? (mem feat. mark renton)

postato da: mem alle ore 03:20 | Permalink | commenti (1)
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05/09/2007

holiday tips #2, #3, #4 eccetera

 

(tanto si sapeva che sarebbe finita così: ci ho provato, a incatenarmi alfierianamente al post seriale, ma non ci credevo neppure io)

 

nina e io ci strappiamo da stromboli una sera di luglio con un distacco straziante. lei a spargere lacrime sul ponte sostenendo che vuole restare a vivere lì per sempre. io a fare la disinvolta però con il magone delle grandi occasioni. il vulcano a fare il suo mestiere di potenza della natura, illuminato dalle stelle, sempre più piccolo mentre il traghetto si allontana, roba che se l’aveste vista in un film avrebbe strappato un singhiozzo anche a voi, garantito.

la mattina dopo napoli sembra l’inferno dantesco e l’apocalisse di giovanni messi insieme. noi ci fiondiamo alla stazione e dopo un numero di ore e di cambi tendenti all’infinito un treno locale a scartamento ridotto ci vomita - sporche sudate e fameliche - nella stazione di forte dei marmi. lì un’anima pia ci preleva, ci carica in macchina e ci scarica in un giardino fresco, grande e fronzuto, pieno di zanzare e di bambini (l’anima pia in questione si chiama sara ed è mia amica dai tempi dell’università, quando ci scambiavamo vestiti e fidanzati - più vestiti, comunque, e con maggior soddisfazione). nel giro di qualche giorno il giardino suddetto pullula di tende piantate dagli invitati alla festa per i suoi quarant’anni, a cui nina e io partecipiamo con impegno.

smaltiti gli effetti della celebrazione risaliamo su un treno – trascinandoci sempre dietro zaini, sacchi a pelo, una pimpa mutante coperta di fuliggine e un delfino di peluche ormai assurto ad arma batteriologica – e torniamo a milano.

milano, manco a dirlo, fa schifo. fa ancora più schifo perché linda non c’è più (i lettori di [zoobabele] sanno). e a parte il dolore in sé, la cosa ha per me tutta una serie di sfumature simboliche che per qualche giorno mi schianta.

poi nina va in vacanza con il papà a vedere lupi e orsi marsicani, io mi lancio in un tour de force di tanghi e milonghe con l’idea di stordirmi e alla fine mi diverto anche, poi transito per la liguria e il giorno di ferragosto - in una genova vuota e surreale - risalgo su un traghetto (ancora zaino, ancora sacco a pelo, però niente pimpa e delfino), sbarco a porto torres e per una settimana mi faccio sbatacchiare qua e là per la sardegna dal maestrale.

 

ora nina e io siamo di nuovo a milano.

lei questa mattina è tornata all’asilo, mentre nel pomeriggio ha pensato di ripavimentare camera sua svuotando una serie di barattoli di perle e perline in legno colorato_ecologico_atossico e tutte quelle altre caratteristiche lì dei giochi educativi (tanto per aggiungere la mia sul [dibattito] che [infuria] in rete: posso garantire che se oggi avesse giocato con le winx la mia salute mentale sarebbe stata assai più stabile. non so la sua, ma la mia senz’altro).

invece io questa mattina ho limato una delle mie epiche to_do_list, mentre nel pomeriggio ho fatto dentro e fuori da [qui] (il motivo di tutto questo interesse morboso per la stagione degli uragani ha ovviamente a che fare con il lavoro che mi dà da vivere).

per i due mesi a venire avevo pensato di riprovare a misurarmi con il post seriale. avevo già pronto anche il titolo: fear and loathing in la ceiba (honduras) #...

adesso però ho l’impressione che dovrò aspettare il permesso di [felix].

 

e ora scusate, ma ho avvistato una perlina gialla con screziature rosse in corridoio.

postato da: mem alle ore 01:13 | Permalink | commenti (2)
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