sleepless in honduras
dieci giorni fa
la sera prima della partenza, affranta dalla partenza medesima e dalla preparazione dei bagagli (ovviamente terminati a botte di super io) opto per l’ultimo giro in milonga della stagione autunnale. dimentica di tutte le mie tristezze ballo fino alle due, vado a letto alle tre, la sveglia suona alle sei, alle otto sono su un taxi che mi deporta a malpensa. quindi il viaggio, annebbiato da un unico prepotente desiderio: fumare.
atterro a roatan in perfetto orario, mi fiondo fuori e intacco una delle sacre stecche di camel lights che ho contrabbandato dall’europa (in honduras non si trovano). accendo, mi viene la nausea, mi gira la testa, mi siedo sul marciapiede e penso che
a) fumare fa malissimo
b) fumare è bellissimo.
poi risalgo su un aereo, questa volta giocattolo, che venti minuti dopo mi deposita sulla costa hondureña per i prossimi sessanta e passa giorni della mia vita.
sono le undici di sera, ora locale. per me che sono ancora settata sul fuso di greenwich vuol dire le cinque di mattina. mi fiondo in quella che sarà la mia casa per i prossimi sessanta e passa giorni della mia vita (lo so, l’ho già detto ma mi piace ribadirlo) con l’idea di mummificarmi nelle lenzuola per almeno dieci ore.
invece no: mi scatta il bioritmo diurno. o forse sono pazza, non saprei. fatto sta che disfo la valigia, sposto mobili e mi appunto mentalmente la serie di migliorie estetiche cha voglio apportare al più presto all’habitacion 408.
infine, cado come corpo morto cade in un sonno tipo morte, però brevissimo: alle cinque del mattino, sempre ora locale, mi aggiro per i vialetti del palma real come un’anima in pena.
sono sveglissima, ho una fame che mollami e mi sento sola come un animale in via d’estinzione.
in sintesi: sono definitivamente in honduras.
oggi
credo di aver capito che la mia insonnia abituale - quella che ho anche a milano e con la quale intrattengo da anni un rapporto di odioamore - e il jet lag si piacciono. anzi, mi sa proprio che si sono fidanzati. stanno insieme, si fanno le coccole, si danno appuntamento negli orari più disparati. sospetto che facciano anche sesso, per fortuna in silenzio.
non essendo io una ragazza gelosa sono anche contenta per loro, tuttavia le mie giornate sono lunghissime e le mie notti altrettanto.
per ingannare il tempo leggo, ascolto amy winehouse e macy gray (solo le canzoni tristi perché mi piace straziarmi) e nottetempo vedo un sacco di film fumando belmont azul (le camel lights sono finite da un pezzo), sorseggiando flor de caña (il ron locale) e sentendomi un po’ la donna del narcotrafficante.
insomma, me la cavo anche. se non fosse che alla decima notte consecutiva in cui dormo quattro ore la mia faccia inizia a dare segni di cedimento strutturale. nell’immane overweight del mio bagaglio era incluso un numero consistente di tubi, flaconi e barattoli di creme miracolose con le quali cerco di arginare il disastro, ma non so per quanto.
quindi sto accarezzando l’idea di sperimentare la chirurgia plastica hondureña. oppure di procurarmi siringhe, collagene e botox e passare qualche ora divertente a rimodellare la mia faccia tipo pongo.
comunque il lavoro è iniziato.
e si sa che lavorare stanca.
e che da stanchi si dorme.
almeno, gli altri lo fanno.
a me toccherà continuare a provarci.


