riverniciare calpurnia
l’ultimo mese l’abbiamo passato in mezzo alle vernici, dove per vernici non si intendono quelle occasioni mondane tipicamente milanesi a base di – in ordine di importanza: finger food, mises assurde, calici di bianco, arte contemporanea.
le vernici erano proprio vernici, nello specifico ad acqua e nelle seguenti tonalità: arancione, verde acido e lilla, più ritocchi qua e là di rosso, giallo e blu. le latte avanzate stazionano ora nel mio armadio, ordinatamente impilate accanto a tre paia di scarpe da tango, in attesa di essere trasportate all’apposita ricicleria e smaltite secondo i dettami dell’amsa (inutile dire che probabilmente resteranno nel mio armadio per sempre).
adesso abbiamo una casa nuova. cioè, non è nuova, è quella di prima, però è come se fosse nuova. del resto ci sono state e continuano a esserci un sacco di cose nuove (brutte? belle? sa il cazzo? sa il cazzo, direi).
tipo questo blog, che in fondo non è [nuovo] neanche lui però è come se lo fosse. di base, sia nella casa che nel blog adesso ci abitiamo nina e io e – mi sembra di poter dire che - va bene così.
ah, calpurnia è un maiale. un grosso grasso maiale di terracotta. l’ha riverniciato nina con le sue mani (e ginocchia, e avambracci, e capelli). ora abita in ingresso ed è rosa confetto, che a voler ben guardare è il colore più adatto a un maiale e soprattutto “è da principessa, mamma”.
perché non è che solo le rane si trasformano in principi azzurri: a volte anche i maiali si trasformano in principesse rosa.
nina ci crede, alla faccenda della principessa calpurnia.
e se ci crede nina, ci credo anch’io.


